VPN, Zero Trust o Conditional Access: quale è giusto per te?

"Voglio mettere in sicurezza l'accesso remoto dei miei dipendenti". Tre parole, una domanda chiara. Tre famiglie di risposte completamente diverse — e tre fatture molto diverse. Vediamo cosa significano davvero VPN, Zero Trust e Conditional Access, quali risolvono il tuo problema e quale combinazione è realistica per una PMI italiana nel 2026.

Partiamo da una verità che spesso fa storcere il naso: non sono alternative. Sono livelli diversi di un'unica architettura di sicurezza, ognuno con un caso d'uso preciso. Capire la differenza tra "tunnel cifrato verso la rete aziendale" e "decisione contestuale su chi può accedere a cosa" è il primo passo per non spendere male i soldi.

VPN: il tunnel verso l'ufficio

La VPN tradizionale è il modello che quasi tutte le aziende italiane hanno conosciuto durante il lockdown. Funziona così: il dipendente, da casa, lancia un client (WatchGuard Mobile VPN, OpenVPN, ecc.), inserisce credenziali, e dal quel momento il suo portatile è "dentro" la rete aziendale come se fosse seduto in ufficio. Vede i server, vede le condivisioni di rete, può stampare sulla stampante della sede.

Quando ha senso, ancora oggi.

  • Hai applicativi gestionali "on-premise" (server fisico in sede) che il dipendente deve usare via desktop remoto o client pesante.
  • Hai cartelle di rete (file server) che devono essere accessibili come se fossero in LAN.
  • Hai dispositivi industriali, NAS, telecamere o macchine di produzione che servono da remoto.
  • Hai 5-30 dipendenti, qualche giorno di smart working a settimana, e nient'altro.

Limiti onesti della VPN.

  • Una volta dentro, sei dentro. Se le credenziali del dipendente vengono rubate (phishing, password riusata altrove), l'attaccante si collega alla VPN e ha visibilità di tutta la rete. È il vettore d'attacco più comune nei breach delle PMI italiane.
  • Non sa nulla del contesto: ti collega allo stesso modo se sei a casa dal tuo PC aziendale o da un internet point in aeroporto.
  • Performance: il traffico passa dal firewall di sede, quindi la videochiamata da Roma verso un cliente di Milano fa il giro Roma → Rho → Milano. Latenza extra, banda spesso satura.

La VPN non è morta, come spesso si legge. È uno strumento giusto per uno scopo preciso: portare il client dentro la LAN. Smette di essere sufficiente se la sicurezza è una priorità reale.

Conditional Access: il buttafuori intelligente di Microsoft 365

Conditional Access è una funzionalità di Microsoft Entra ID (l'ex Azure AD, l'identity provider di Microsoft 365). È incluso in Entra ID P1, che a sua volta è incluso in Microsoft 365 Business Premium.

L'idea è semplice e cambia tutto: invece di permettere il login a Outlook, Teams, SharePoint con sola password (o password + MFA), si applicano regole condizionali. Esempi reali che configuriamo nelle PMI:

  • "Da fuori Italia, MFA sempre richiesta. Da rete aziendale, MFA solo per applicazioni critiche."
  • "Solo dispositivi gestiti da Intune possono accedere a SharePoint. Da PC personale, accesso in sola lettura via browser, niente download di allegati."
  • "Login a rischio (IP sospetto, viaggio impossibile, comportamento anomalo): blocca o forza cambio password."
  • "Dispositivi non aggiornati o senza antivirus attivo: niente accesso al cloud aziendale."

Quando è la risposta giusta.

  • Vivete dentro Microsoft 365 (Outlook, Teams, OneDrive, SharePoint). Se la posta è M365, sei già pronto.
  • Vuoi alzare la sicurezza degli account senza installare nulla in più — è già nelle tue licenze, se hai Business Premium.
  • Hai dipendenti che si muovono, lavorano da casa, usano dispositivi misti (PC aziendale + smartphone personale).

Cosa NON fa. Non ti porta dentro la rete aziendale. Se hai un gestionale on-premise che parla solo via VPN, Conditional Access da solo non basta. Risolve il problema "chi accede al cloud" — non "chi accede al server in sede".

Nel pratico, è la funzione più sottoutilizzata del pacchetto Business Premium. Ne abbiamo parlato in dettaglio nell'articolo sulle 5 funzioni di Business Premium che paghi e non usi.

Zero Trust: il modello, non il prodotto

Zero Trust è la parola di moda da qualche anno. Per evitare confusione: non è un prodotto che si compra. È un modello architetturale, un approccio. Il principio fondante in tre parole: never trust, always verify. Cioè: nessun utente, nessun dispositivo, nessuna connessione sono fidati per default — neanche se sono "dentro" la rete aziendale.

Concretamente, in un'architettura Zero Trust:

  • Ogni accesso a ogni risorsa viene verificato volta per volta. Non esiste il concetto di "una volta entrato sei dentro".
  • L'identità è il nuovo perimetro: chi sei, da dove arrivi, con quale dispositivo, in che stato è quel dispositivo.
  • Si applica il least privilege: ognuno ha solo gli accessi che gli servono per fare il suo lavoro, non un byte di più.
  • Si segmenta la rete in zone piccole, così che se un attaccante penetra in una zona non può saltare nelle altre.

Come si traduce in pratica per una PMI di 30-150 persone? Non si "diventa Zero Trust" in un weekend. Si fanno passi:

  1. MFA obbligatoria ovunque (è il fondamento).
  2. Conditional Access ben configurato su Microsoft 365.
  3. Intune per certificare lo stato dei dispositivi.
  4. Segmentazione del firewall WatchGuard in VLAN per reparto.
  5. Privileged Access Management per gli account admin.
  6. Soluzioni di tipo ZTNA (Zero Trust Network Access) che sostituiscono o affiancano la VPN — esempio: WatchGuard Cloud / Access Portal, Microsoft Entra Private Access.

Quando Zero Trust è il discorso giusto.

  • Sei in NIS2, o devi giustificare a un assicuratore cyber la maturità della tua sicurezza.
  • Hai dati sensibili (clienti studio professionale, dati sanitari, IP industriale) e un breach significherebbe un problema serio.
  • Hai una forza lavoro ibrida o distribuita, e gestire ancora "chi è in VPN e chi no" è diventato un incubo.
  • Hai più sedi, fornitori che entrano in rete, dispositivi BYOD: il vecchio modello "perimetro = firewall in sede" non descrive più la realtà.

Per chi è ancora a 5-15 dipendenti, una sede, applicativi cloud → "diventare Zero Trust" è una destinazione, non un cantiere immediato. Il giusto primo passo è MFA + Conditional Access fatto bene.

Confronto rapido (e onesto)

Tre dimensioni che contano davvero:

  • Cosa proteggono. VPN protegge il tunnel di rete. Conditional Access protegge gli account e l'accesso al cloud. Zero Trust è il modello sotto cui far convivere tutto.
  • Quanto costano. Una VPN base è praticamente gratuita se hai già un firewall WatchGuard (è incluso). Conditional Access è incluso in M365 Business Premium (se ce l'hai). Zero Trust completo è un programma pluriennale che mette in moto licenze, configurazioni e cambio di mentalità.
  • Quanto sono complessi da gestire. VPN: facile da accendere, ma la manutenzione (chi può, chi non più, certificati che scadono) viene spesso trascurata. Conditional Access: medio — le policy vanno disegnate con cura, e va testato che non blocchino chi non doveva. Zero Trust: progetto.

La domanda che ti devi fare davvero

Non "VPN o Zero Trust?". La domanda corretta è:

Se a un mio dipendente rubano la password domani, l'attaccante può fare danni reali?

Se la risposta è "sì" (e in 9 PMI italiane su 10 è sì), il prossimo passo non è scegliere tra VPN e Zero Trust. È mettere a posto le tre cose che riducono il 90% del rischio:

  1. MFA su tutto, in modo gestito.
  2. Conditional Access sui servizi M365, almeno con due o tre policy di base (geografia, dispositivi gestiti, login a rischio).
  3. EDR moderno con isolamento remoto (Defender for Business o equivalente).

Quando questi tre sono attivi, la VPN diventa un ingranaggio più piccolo e meno critico. E quando arriverà il momento di sostituirla con qualcosa di più moderno (ZTNA), avrete già fatto metà del lavoro.

La combinazione che vediamo funzionare nelle PMI

Per dare un'idea concreta: un'azienda da 50 dipendenti, con una sede e M365 Business Premium, oggi tiene in piedi un setup come questo:

  • VPN WatchGuard per i (pochi) accessi al gestionale on-premise e ai NAS. Limitata a chi serve, MFA obbligatoria, log monitorati.
  • Conditional Access su Microsoft 365 con 4-5 policy: MFA fuori Italia, blocco Paesi a rischio, accesso a SharePoint solo da PC gestiti Intune, riautenticazione su login sospetti.
  • Microsoft Defender for Business sui PC. Microsoft Intune per la gestione e cifratura BitLocker.
  • Per gli account amministrativi: account separati, MFA con passkey, accesso solo da workstation amministrative.

Non è "Zero Trust pieno". È un'evoluzione coerente con quel modello, ragionevole per la dimensione, e già coperta dalle licenze che molti hanno e non sfruttano. Il salto vero verso Zero Trust si fa quando si rimuove la VPN classica sostituendola con una soluzione ZTNA — ed è la direzione in cui sta andando il mercato.

Cosa fare lunedì mattina

  1. Chiediti onestamente: oggi se un dipendente cade nel phishing, cosa può fare l'attaccante con il suo account? Se la risposta è "praticamente tutto", parti dal basics.
  2. Apri il portale Microsoft 365, vai in Entra ID → Security → Conditional Access. Se la lista è vuota, lì c'è il maggior guadagno marginale di sicurezza a costo zero (la licenza la paghi già).
  3. Se hai una VPN attiva: chi ha le credenziali ancora valide? Verifica la lista. Spesso vediamo ex dipendenti che possono ancora collegarsi anni dopo.
  4. Se sei in NIS2 o stai per esserlo, mettiamo un puntino sulla roadmap Zero Trust. Non serve farla tutta — serve sapere dove sei e dove vuoi essere fra 18 mesi.

Scrivici per un assessment di mezza giornata: prendiamo le tue licenze attuali, le tue policy, la tua VPN, e ti diciamo in concreto cosa accendere subito, cosa nei prossimi 6 mesi e cosa è prematuro. Niente fumo Zero Trust, conti veri.

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